indiscipline - rivista di scienze sociali http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline <p class="p1">La rivista vuole essere espressione di <em>libertà scientifica</em>. Libertà da cosa? In prima battuta dai processi di valutazione, anche se non dalla valutazione in quanto tale, in primo luogo quella dei nostri lettori. Il gruppo di coordinamento e, se necessario, quello dei collaboratori si incaricheranno di valutare i materiali raccolti. Intenzionalmente, non ci siamo dati comitato scientifico ed editoriale. <span class="s1">Il nome sottolinea l’intenzione di uscire dai reticoli organizzativi divenuti tipici delle riviste accademiche e dalle metodologie della loro classificazione, che spesso rendono complicate le procedure e periferico il ruolo delle redazioni e dei consigli scientifici. </span>Speriamo di fare un buon lavoro, onesto, intelligente e anche un po’ provocatorio. Ma, detto in estrema sintesi, non ci interessa la logica corrente dell’eccellenza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p> <p class="p2">In secondo luogo, <em>libertà dai confini disciplinari</em>. La nostra è una rivista semestrale <em>open access </em>di scienze sociali: il concetto è sufficientemente chiaro da non richiedere, per lo meno in un editoriale, dotte disquisizioni. Saremo ben felici di recensire lavori interdisciplinari, che si muovono ai confini dei saperi; lavori diversamente orientati – dal punto di vista degli approcci e dei paradigmi scientifici e culturali – che affrontano i medesimi problemi; oppure, più semplicemente, lavori disciplinari che portano contributi importanti alla conoscenza della realtà sociale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p> Morlacchi Editore it-IT indiscipline - rivista di scienze sociali 2784-8272 <p>&lt;a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" style="border-width:0" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quest'opera è distribuita con Licenza &lt;a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.</p> L' incontro Marx-Spinoza http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/205 <p class="p1">Dopo 35 anni, Ludovica Filieri ci propone una nuova edizione del <em>Quaderno Spinoza</em> in cui ci presenta non solo il testo dei 3 quaderni marxiani con traduzione a fronte, ma anche una nuova introduzione, oltre al testo di Matheron già apparso nel 1987, questa volta come <em>Postfazione</em>. Resta l’enigma del singolare: perché <em>Quaderno Spinoza</em>, dato che la quarta ci annuncia giustamente che per la prima volta vengono pubblicati anche i due quaderni di estratti dalle lettere “inediti fino ad ora in Italia”?</p> Vittorio Morfino Copyright (c) 2023 Vittorio Morfino https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 11 11 Il lungo incontro di Marx con Spinoza http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/206 <p class="p1">Gli appunti scritti da Karl Marx a 23 anni sul <em>Trattato teologico politico </em>(d’ora in poi <em>TTP</em>) e sull’<em>Epistolario </em>di Baruch Spinoza sono destinati a mantenere intorno a sé un alone di mistero. Questo accade, per attenersi alle sagge indicazioni di Spinoza riguardo a tutto ciò che appare a noi sorprendente, a causa della pochezza della nostra conoscenza intorno al processo di cause, in primo luogo esistenziali, ma anche professionali, culturali, storiche, che condussero Marx ad impegnarsi nella stesura di ben tre quaderni dedicati uno al <em>TTP</em> e due alle <em>Lettere </em>di Spinoza nella primavera del 1841.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Cristina Zaltieri Copyright (c) 2023 Cristina Zaltieri https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 10 10 Marx, Spinoza e il feticismo delle merci http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/207 <p class="p1">Il motivo per cui è doveroso accogliere con interesse la riedizione degli appunti scritti da Karl Marx quando aveva 23 anni sul <em>Trattato teologico-politico </em>(d’ora in poi <em>TTP</em>) e sull’<em>Epistolario </em>di Baruch Spinoza risiede nel fatto che questo volume (ottimamente curato e introdotto da Ludovica Filieri) permette di tornare a porre attenzione sulla straordinaria importanza dell’opera del giovane Marx, con buona pace di Louis Althusser che giudicava i lavori giovanili del Moro poco più che degli ‘esercizi’ di formazione intellettuale. La lettura di Spinoza che il <em>Quaderno</em> testimonia e che Marx ha portato avanti durante i suoi (poi abbandonati) studi accademici.</p> Federico Chicchi Copyright (c) 2023 Federico Chicchi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 11 11 Una nuova guida per l’immaginazione sociologica: l’Actor-Network Theory http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/208 <p class="p1">Bruno Latour è stato un intellettuale di grande respiro, un docente appassionante, un fine e brillante relatore, un autore ironico e spiazzante. La sua opera, tuttavia, non è facilmente classificabile: si è occupato con crescente successo, premi e notorietà internazionale di laboratori scientifici, sistemi di trasporto pubblici, microbi, del Consiglio di Stato francese, della religione, dell’economia, della politica, di ecologia e Antropocene. Non è sempre possibile, quindi, ricondurne pensiero e lavori in un’unica matrice significativa. La prima sensazione, di fronte ad una simile varietà, è lo smarrimento. Eppure, al di là della ricchezza e della pluralità delle opere, il lavoro di Latour presenta una traiettoria ben identificabile. Egli propone, infatti, di <em>ri-descrivere la modernità</em>, rivisitarne le istituzioni, immaginando, come proverà a sviluppare soprattutto nei suoi ultimi lavori, una possibile via d’uscita oppure una sua radicale riforma. Su questo crinale, per la verità, Latour oscillerà più volte, soprattutto a partire dal suo <em>Non siamo mai stati moderni</em>, in cui riflette sulla distanza tra le pratiche e i discorsi della modernità. Ed è un lavoro di riforma che implica, come argomenta Latour in <em>Reassembling the Social</em>, un’altra sociologia.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Paolo Landri Copyright (c) 2023 Paolo Landri https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 10 10 La ricezione di Bruno Latour in Italia a partire da alcuni recenti saggi http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/209 <p class="p1">Negli ultimi anni, grazie al suo impegno sulle questioni climatiche, Bruno Latour era divenuto “un personaggio pubblico di rilevanza mediatica” (Croce 2021, p. 8). Ciononostante, stupisce vedere come in Italia, dove comunque non era così conosciuto, tracce del suo pensiero siano rinvenibili anche a livello governativo. A pagina 35 di un documento – un allegato – del 2020 del Ministero dell’Università della Ricerca, intitolato <em>Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027</em>, si attesta l’avvenuto “cambio di passo epistemologico (…) all’interno dell’area umanistica” che, con gergo latouriano, viene definito come “la critica del paradigma antropocentrico e dei dualismi ad esso collegati (natura/cultura; (…) umano/non umano, (…)), fondamentale per elaborare una visione del mondo eticamente più inclusiva, aperta agli attori non umani”. Tale penetrazione da parte di una riflessione che spesso ha sollevato dubbi e perplessità, nonché incomprensioni e malintesi, proprio tra chi esercita un potere sulla definizione di cosa è e come deve lavorare la scienza, non è scontata, in particolare in Italia, dove il lavoro di Latour è arrivato lentamente e in modo frammentario.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Alvise Mattozzi Copyright (c) 2023 Alvise Mattozzi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 11 11 Il modo di vita imperiale: una chiave per leggere l’attuale crisi socio-ecologica http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/220 <p class="p1">La recente monografia in inglese di Ulrich Brand e Markus Wissen, rispettivamente professori di Scienza politica internazionale presso l’Università di Vienna e di Scienze Sociali presso la Berlin School of Economics &amp; Law, si propone come un progetto ambizioso. Il libro è una traduzione della versione in tedesco uscita nel 2017 e segue l’uscita di vari articoli accademici sul tema del ‘modo di vita imperiale’ (MVI). Nell’ultimo decennio si è molto discusso di questo concetto all’interno dei dibattiti internazionali dell’ecologia politica e della sociologia e governance ambientali di stampo critico, e questo volume recente offre l’occasione di approfondirne la portata euristica. Il concetto di MVI intreccia un approccio neo-marxista all’ecologia politica con la teoria della regolazione e dell’egemonia gramsciana, da una parte, e, dall’altra, con le teorie della pratica. È volto a spiegare perché persistono pratiche quotidiane socialmente distruttive e insostenibili a livello ambientale, come siano strettamente collegate al modo dominante di produzione e alle strategie di valorizzazione del capitale, e perché ci troviamo in quella che gli autori chiamano una “crisi della gestione della crisi” nel campo della politica ambientale globale. Con quest’ultimo termine ci si riferisce al seguente paradosso: mentre il dibattito pubblico e internazionale sulla crisi e sulla transizione ecologiche si intensifica, cosi come la gamma dei programmi di studio e di ricerca sulla scienza della sostenibilità nelle Università, o i programmi di finanziamento statali e sovranazionali sulla transizione ecologica, la distruzione ambientale procede a ritmo sostenuto, come mostra la crescita ininterrotta del consumo di risorse a livello globale (sia nel Nord che nel Sud del mondo), triplicata dagli anni ’70, o quella delle emissioni di gas serra. Questo fenomeno coincide per gli autori con una crisi del modello di sviluppo globale, che si basa sul principio di esternalizzazione delle crisi e dei loro effetti negativi “altrove”, in particolar modo nel sud del mondo, e anche nel futuro.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Viviana Asara Copyright (c) 2023 Viviana Asara https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 Perché mai restare al Sud? http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/221 <p class="p1">Quando si ritorna nella propria terra di origine è facile che si guardi al posto che si era lasciato aspettandosi di ritrovarlo, in alcune parti, uguale a come lo si ricordava. E spesso, la delusione per quello che si incontra è profonda. Tuttavia, se il luogo da cui si era partiti lo si ritrova, materialmente, al proprio ritorno, è anche perché qualcun altro ha deciso di restare. E di prendersene cura. Che vuol dire non partire, oppure ritornare ‘a casa’ dopo una serie di esperienze mobili e magari investire nella terra natìa le competenze maturate. Fornire un prosieguo materiale alle idee generatesi nel corso della mobilità. In termini forse più filosofici, dare un senso ai peripli della propria esistenza.</p> Massimo Cerulo Copyright (c) 2023 Massimo Cerulo https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 Il ritorno dello Stato penale: dall’illuminismo giuridico al populismo penale http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/222 <p class="p1">“Il trentennio neoliberale ha prodotto un suo modello di coesione sociale, dichiaratamente non universalista, fondato sul principio del terzo escluso, e perciò stesso alternativo a quello del precedente trentennio socialdemocratico, fondato sul principio di uguaglianza e su politiche di inclusione sociale” (p. 23). In queste poche righe del volume di Stefano Anastasia, <em>Le pene e il carcere</em>, appena edito da Mondadori Università, nella collana “Lessico Democratico” diretta da Manuel Anselmi, si condensa l’intero posizionamento teorico-critico del libro in questione. Il famoso sunto secondo cui se c’è più welfare c’è meno crimine, mentre se c’è meno welfare c’è più crimine, oggi va messo alla prova dei processi di neo-liberalizzazione, tendenzialmente votati a ‘mercatizzare’ l’azione pubblica e a generare una pletora di ‘terzi esclusi’, che spesso si trasformano in veri e propri capri espiatori utilizzati da alcune forze politiche per costruire consenso elettorale. In altri termini, parlare oggi di pene e di carcere significa, in primo luogo, tracciare le linee di una sorta di corto circuito neoliberale che, da un lato, genera una progressiva inesigibilità dei diritti fondamentali, aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali; dall’altro, mira a gestire queste nuove sacche di ‘marginalità sociali’ attraverso gli strumenti coercitivi delle pene e del carcere, anche e soprattutto in presenza di reati minori. Un cortocircuito che diventa anche produzione del discorso politico, nel momento in cui attraverso il filtro del ‘populismo penale’ si tende a fare della ‘questione criminale’ uno strumento ideologico che mira a costruire consenso senza mai affrontare davvero il problema alla radice.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Anna Simone Copyright (c) 2023 Anna Simone https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 Maschilità e linguaggio http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/195 <p class="p1">Nei <em>Men’s Studies</em> si è affermato da tempo un approccio performativo che guarda alle maschilità come a configurazioni di pratiche che rendono i soggetti riconoscibili e assegnabili ad una certa categoria di genere e ad una certa posizione di potere all’interno di relazioni intra-genere (tra diverse maschilità) e inter-genere (tra maschilità e femminilità) (cfr. Connell, Messerschmidt 2005). Questa prospettiva attribuisce quindi molta rilevanza alle pratiche adottate, la cui ripetizione costruisce come effetto un’illusione di sostanzialità del genere: attraverso tali pratiche ‘si fa l’uomo’.</p> Raffaella Ferrero Camoletto Federico Sabatini Copyright (c) 2023 Raffaella Ferrero Camoletto, Federico Sabatini https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 10 10 10.53145/indiscipline.v3i1.195 La ricercatrice vulnerabile: metodi creativi e studio delle forme di alterità http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/196 <p class="p1"><span class="s1">Il saggio illustra il contributo originale che i metodi di ricerca creativi possono fornire allo studio delle alterità, ovvero delle differenze fisiche, sensoriali, cognitive, di orientamento sessuale, arricchendo la riflessione sulla relazionalità dei rapporti di ricerca, che si riferisce nello specifico alla riflessività e al posizionamento della ricercatrice. La discussione si sviluppa intorno all’accostamento critico di due testi, il primo: <em>Metodi creativi per la ricerca sociale</em>, di Alberta Giorgi, Micol Pizzolati ed Elena Vacchelli, è un manuale di taglio metodologico, mentre il secondo, <em>The vulnerable observer</em>, di Ruth Behar, rappresenta una raccolta di saggi dell’antropologa americana sul tema della soggettività della ricercatrice.</span></p> Alice Scavarda Copyright (c) 2023 Alice Scavarda https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 9 9 10.53145/indiscipline.v3i1.196 Per una ribellione dei corpi nell’Università http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/197 <p class="p1"><span class="s1">Perché è importante interrogarsi con sincerità su come entriamo, stiamo e agiamo in Università? Perché, sostiene Rachele Borghi – geografa queer,<br>porno-secchiona transfemminista –, “tutti gli ambienti sono intrisi di colonialità. I corpi che li attraversano se ne imbevono e ne diventano portatori inconsapevoli” (p. 38). <em>Decolonialità e privilegio</em> è un libro al contempo pedagogico e trasgressivo. Non c’è da stupirsi: già nelle prime pagine, Borghi dichiara che la sua coscienza femminista è stata profondamente segnata dall’incontro con le opere di bell hooks, intellettuale femminista Nera che ha fatto dell’insegnare a trasgredire una teoria e una pratica politica (cfr. hooks 2020a). Dai testi di bell hooks, Borghi attinge a piene mani, riconoscendo il valore politico di un registro al contempo sofisticato e schietto, in grado di smascherare le gerarchie su cui poggia il mondo accademico e minarne le fondamenta, sviluppando e coltivando uno sguardo oppositivo sul e nel mondo. <em>Decolonialità e privilegio</em> è, in questo senso, un libro che mostra come le parole di bell hooks continuino a ispirare una teoria e una pratica politica femminista creativa, trasformativa e ‘perturbante’. Per questi ed altri motivi, è un libro prezioso: un testo di teoria appassionato, in cui si pratica una metodologia della decolonialità e si propongono suggerimenti di lettura e spunti di approfondimento che mettono al centro la ricchezza del pensiero e della prassi accademica femminista e decoloniale.</span></p> Emanuela Mangiarotti Copyright (c) 2023 Emanuela Mangiarotti https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 9 9 10.53145/indiscipline.v3i1.197 Ancora diversamente eguali http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/198 <p class="p1"><span class="s1">Le abilità tecniche, la qualità delle competenze, le capacità nella produzione e nell’uso delle tecnologie rappresentano ancora una delle modalità in cui la frattura di genere si esprime, persiste e si evolve in una società. La tecnologia oggi nella società 4.0 è ancora declinata prevalentemente al maschile. Qual è la situazione della componente femminile nel campo delle STEM e quali sono le soluzioni volte a riequilibrare il rapporto uomini e donne a partire dalle scelte scolastiche e professionali che ne ostacolano un percorso piano verso la parità di genere? Analizzarne le cause, individuare soluzioni e costruire progetti per il cambiamento è l’obiettivo del <em>Manifeste à propos des femmes en STIM (Science, Technologies, Ingénerie Mathématiques)</em>, pubblicato in tre lingue (francese, inglese e spagnolo) e disponibile anche liberamente in rete.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></span></p> Mariella Berra Copyright (c) 2023 Mariella Berra https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 10.53145/indiscipline.v3i1.198 La difficile rappresentanza di genere: ostacoli e prospettive per una democrazia più inclusiva http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/199 <p class="p1">Come è noto, l’elezione della prima donna divenuta in Italia Presidente del Consiglio è coincisa con due elementi paradossali: il suo rifiuto di declinare al femminile il ruolo raggiunto e il contrarsi del numero delle donne elette. Per la prima volta, dopo all’incirca due decenni ininterrotti di lenta ma continua crescita, nel 2022 la percentuale di donne entrate in Parlamento è infatti scesa dal 35.3% al 31%. Quanto mai opportuno, in questo quadro, appare dunque il bel libro di una giovane studiosa che, con sguardo attento, ha voluto sistematicamente esplorare le difficoltà che in Italia, più ancora che in molte altre democrazie, limitano l’accesso femminile alle arene elettive.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Franca Roncarolo Copyright (c) 2023 Franca Roncarolo https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 10.53145/indiscipline.v3i1.199 Morale di genere. Dal particolarismo delle donne all’universalismo degli umani http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/200 <p class="p1"><span class="s1">È sicuramente un atto di pesante responsabilità, e forse anche di grande ambizione, offrire una chiave di lettura <em>indisciplinata</em> per questo ultimo libro della filosofa sociale Elena Pulcini. Perché proprio qui, nella confluenza tra le teorie della cura e le teorie della giustizia, l’itinerario critico del soggetto moderno trova approdo e insieme avvio per ulteriori riflessioni. E soprattutto perché, addentrandosi nel suo pensiero inforcando le lenti di genere, si comprende non solo quanto sia importante il contributo dato alla comprensione delle ondate femministe, ma anche quanto si è poi in grado di scorgere le possibilità per andare avanti verso l’universalizzazione del particolarismo femminile, tradizionalmente identificato all’interno dell’etica e della pratica della cura.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></span></p> Mirella Giannini Copyright (c) 2023 Mirella Giannini https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 4 4 Uomini, donne, discorsi http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/201 <p class="p1">Lavorare sul linguaggio equivale a lavorare sull’organizzazione della coscienza. È nella zona più inavvertita del nostro cervello che le parole disegnano i perimetri delle sfere concettuali, tracciano le frontiere del dicibile e dell’indicibile, suggeriscono il senso cui rimandano, evocano correlazioni e inferenze. Immersi come siamo fin dalla nascita nel liquido amniotico della lingua, non a caso detta ‘materna’, siamo portati a ritenerla ‘naturale’, spontanea al punto che riconoscere e magari modificare le proprie abitudini linguistiche può essere assimilato a qualcosa di rivoluzionario e scioccante.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Graziella Priulla Copyright (c) 2023 Graziella Priulla https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 Hate speech tra minaccia sociale e libertà di espressione http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/202 <p class="p1">Negli ultimi anni, l’<em>hate speech</em> è stato oggetto di numerose pubblicazioni e ricerche nel campo delle scienze sociali. Uno dei temi più studiati è stato l’impatto dell’<em>hate speech</em> sui social media, sia in termini di diffusione che di effetti sugli individui e sulla società. Un altro tema di ricerca è stato il ruolo dell’<em>hate speech</em> nella comunicazione politica, sia a livello nazionale che internazionale. In questo ambito, sono stati analizzati i discorsi d’odio utilizzati da politici e partiti durante le campagne elettorali o in occasione di eventi pubblici, e le conseguenze di questi discorsi sulla società e sulla democrazia. Altre pubblicazioni hanno invece indagato la presenza di espressioni discriminatorie nella lingua comune e il modo in cui queste possono perpetuare gli stereotipi e le discriminazioni verso le minoranze. Inoltre, sono stati condotti studi sull’impatto delle gogne mediatiche e sulla responsabilità dei media nella diffusione di discorsi d’odio.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Oscar Ricci Copyright (c) 2023 Oscar Ricci https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 10.53145/indiscipline.v3i1.202 Una situazione sangria – perché ascoltare un podcast che parla di femminismo intersezionale http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/203 <p class="p1">Il podcast <em>Femministe si diventa!</em> è realizzato da FRida, il Forum della ricerca dell’Università di Torino, in collaborazione con CIRSDE, Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere dello stesso Ateneo. Il podcast è costruito come un percorso di formazione di quattro settimane, ciascuna dedicata a un aspetto specifico dei femminismi contemporanei: ogni settimana si apre con una storia che introduce il tema principale, che viene trattato negli episodi successivi attraverso interviste a esperte e attiviste, e si chiude con una ‘bonus track’ in cui i due bravissimi <em>host</em>, Francesca Tampone e Matteo Botto, chiedono alle ospiti della settimana cosa significhi per loro essere femministe, quando lo sono diventate, quali sono le forme di attivismo che praticano e quali sono i successi che hanno ottenuto.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Alberta Giorgi Copyright (c) 2023 Alberta Giorgi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 4 4 10.53145/indiscipline.v3i1.203 Speriamo sia di buon umore: di femminicidio e altro ancora http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/204 <p class="p1">Maya è una giovanissima donna che abita in Marocco: compie 15 anni nel 1939. Lilya è una giornalista trentenne che nel 2019 lavora a Casablanca. Il romanzo di Loubna Serraj – scrittrice e giornalista marocchina – dà voce alle due donne, che si alternano nel racconto lungo il quale si dipana il loro legame profondo. Le accomuna, nonna e nipote, la curiosità verso un mondo poco incline a lasciarsi interrogare, ancor meno da uno sguardo femminile, a tal punto da etichettare la loro curiosità come insolente ribellione.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Pina Lalli Copyright (c) 2023 Pina Lalli https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 10.53145/indiscipline.v3i1.204 L' antipolitica vista da una prospettiva machiavelliana http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/210 <p class="p1">“Tenendo bene a mente il ruolo pubblico delle scienze sociali, con questo volumetto mi ripropongo di sviluppare un’analisi quanto più possibile ragionata – e accessibile a un pubblico non necessariamente accademico – sulle cause, le forme e le conseguenze dell’antipolitica” (p. 12). È questa la scommessa che l’autore, valente sociologo politico all’Università di Firenze, scrive nelle pagine di apertura del testo. Una scommessa vinta sotto ogni aspetto, data la freschezza e la chiarezza del linguaggio utilizzato – cosa di non poco conto per gli studiosi di oggi – che non nascondono, del resto, il grande lavoro di studio e di ricerca che sorregge la pubblicazione, come testimoniato dall’ultimo capitolo <em>Per saperne di più</em>, dove sono indicate le principali e numerose fonti bibliografiche utilizzate, alle quali il lettore curioso potrà attingere. Un testo che si presenta inoltre ricco di informazioni e anche aneddoti, in riferimento sia a un passato più o meno recente, quello del dopoguerra e della prima Repubblica, sia all’epoca attuale, e che fa da pendant ad un altro libro sullo stesso argomento in lingua inglese, <em>Anti-politics in contemporary Italy</em>, pubblicato dall’autore nel 2022 da Routledge, e dedicato ad un pubblico prevalentemente accademico.</p> Giovanni Barbieri Copyright (c) 2023 Giovanni Barbieri https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 9 9 10.53145/indiscipline.v3i1.210 All’inizio non eravamo così selvaggi http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/211 <p class="p1">La gerarchia, il potere, la ricerca dell’interesse personale sono sempre state considerate come caratteristiche fondamentali della società umana. Fa poca differenza che vengano spiegate e accettate, alla Hobbes, con l’endemica cattiveria degli uomini, oppure spiegate e vilipese, alla Rousseau, imputando alla civiltà la distruzione della nostra originaria innocenza e bontà. La società umana porta comunque in sé i segni della corruzione. C’è un peccato d’origine che la contraddistingue. Eppure, sul fronte dell’antropologia culturale qualcosa si sta muovendo in un’altra direzione. Contrariamente a quanto si pensa, molte delle prime comunità agricole e città erano prive di ranghi e gerarchie; erano organizzate secondo “principi fortemente egualitari, senza il bisogno di sovrani autoritari, guerrieri-politici ambiziosi o addirittura amministratori prepotenti” (p. 14). Viene inoltre messa in discussione l’idea che un presunto “stato di natura”, comunque interpretato, possa costituire la base “di uno studio evolutivo della storia”, tale per cui l’invenzione dell’agricoltura generò la transizione dalle cosiddette “bande” alle “tribù”, quindi alla proprietà privata e all’inevitabile gerarchizzazione. In breve, il quadro generale della storia, condiviso tanto dai seguaci di Hobbes quanto da quelli di Rousseau, non avrebbe “quasi nulla a che vedere coi fatti”, avrebbe “gravi implicazioni politiche” e presupporrebbe una narrazione della storia umana, non solo sbagliata, ma anche “inutilmente noiosa” (p. 13). Questo è ciò che ci viene detto in un libro di oltre settecento pagine, provocatorio, anche discutibile, ma bello e affascinante, scritto da un antropologo culturale (David Graeber) e un archeologo (David Wengrow), pubblicato un paio d’anni fa negli Stati Uniti e uscito lo scorso anno in traduzione italiana: <em>L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità</em>.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Sergio Belardinelli Copyright (c) 2023 Sergio Belardinelli https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 Le ombre della rivoluzione http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/212 <p class="p1">Sono rare le occasioni per confrontarsi pubblicamente con un proprio maestro, per affrontare liberamente e criticamente il lavoro di chi ci ha indicato una strada da percorrere. Coglierò quindi questa opportunità per offrire uno sguardo privilegiato del lavoro di Gabriele Balbi, per quanto riguarda i contenuti del suo ultimo libro <em>L’ultima ideologia. Breve storia della rivoluzione digitale</em>, ma anche sulle riflessioni e sul percorso, se non la vera e propria missione, che hanno portato alla stesura e alla pubblicazione di questo testo.</p> Paolo Bory Copyright (c) 2023 Paolo Bory https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 8 8 ‘Perciò veniamo bene… nei romanzi’. Gli antropologi tra narrativa e storia http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/213 <p class="p1">Per una sorta di deformazione professionale, ho una passione per i romanzi che raccontano o in cui comunque appaiono degli antropologi. Appena esce un libro in cui uno dei personaggi è, in un modo o nella altro, un/a ‘collega’ lo prendo subito e devo dire che, finora, non sono mai stato deluso. Tra l’altro, c’è abbastanza materiale per alimentare questa mia passione perché, anche se può sembrare strano, i romanzi di questo genere non sono affatto pochi. Qualche anno fa, Jeremy MacClancy (2005), studioso che si occupa da anni del ruolo pubblico dell’antropologia culturale, ne ha contati e passati in rassegna, all’interno della letteratura anglosassone, circa 170. Certo, nel mondo britannico e nordamericano l’antropologia culturale gode di maggiore notorietà, ma anche in italiano si trovano diversi romanzi ‘antropologici’. Tra questi troviamo <em>Il ritorno degli dei</em> di Nick Laird (2019), <em>Euforia</em> di Lily King (2016) e <em>Il banchetto annuale della confraternita dei becchini</em> (2021) di Mathias Enard, a cui si aggiunge ora il recentissimo romanzo di Wu Ming (2022) <em>Ufo 78</em>.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Carlo Capello Copyright (c) 2023 Carlo Capello https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 11 11 La complicata costruzione della dignità nell’esplosione contemporanea dei suoi contrari http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/214 <p class="p1"><span class="s1">La storia dell’idea di dignità presenta un percorso filosofico e comunicativo che, a partire da un’antica periferia concettuale, si spinge fino a conquistare posizioni sempre più prossime al centro della nostra attuale condizione umana. Charo Lacalle, semiotica del Dipartimento di Giornalismo dell’Università autonoma di Barcelona (UAB) e direttrice dell’Osservatorio de Ficción Televisiva Española y Nuevas Tecnologías (OFENT), mette la dignità al centro di un suo recente lavoro editoriale, premendo l’acceleratore fin dalle prime pagine e sforzandosi di rendere consapevoli i lettori del bisogno di una rapida riduzione di complessità.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></span></p> Stefano Cristante Copyright (c) 2023 Stefano Cristante https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 6 6 Il colore della schiavitù e i suoni della libertà http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/215 <p class="p1">“E poi disse: ‘<em>Grinnin blackamoor</em>’, negro ghignante (…). Cercai nel mio <em>Concise Oxford Dictionary</em> appena arrivai in ufficio, e trovai molto poco: Negro, <em>black</em> + <em>moor</em>. Si può fare di meglio. Così cercai <em>black</em>, nero, e trovai: dal cuore nero, lista nera, libro nero, bandiera nera, mercato nero, borsa nera, pecora nera. Continuai lemma dopo lemma, per cui quando ebbi finito di leggerli tutti mi sentii disprezzabile e scoraggiato, sporcato da quel torrente di insulti. Naturalmente, sapevo della costruzione del nero come altro, come cattivo, come bestia, come posto buio e malvagio al cuore anche del più civilizzato europeo, ma non mi aspettavo di trovare tanto nero nero nero sulla pagina” (Abdulrazak 2021, p. 119). Tali parole, particolarmente significative e tratte dal romanzo <em>By the sea</em> (Sulla riva del mare) di Abdulrazak Gurnah, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2021, fungono da introduzione esaustiva per quella che si presenta come una raccolta di saggi di taglio storico su una tematica vasta e controversa: la questione dell’alterità.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Giuseppe Patisso Copyright (c) 2023 Giuseppe Patisso https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 10 10 Diritti, eguaglianza, potere: dal neoliberismo a nuovi sentieri per la sinistra http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/216 <p class="p1">I libri in oggetto sono tutti e tre dedicati alla sinistra, benché solo uno in modo esplicito (quello di Carlo Trigilia che sottotitola <em>Contro il declino della sinistra</em> il suo <em>La sfida delle disuguaglianze</em>). Nel discuterli, partirò dalle loro conclusioni e solo dopo risalirò alle loro analisi e alle loro premesse. Le conclusioni hanno, infatti, tratti comuni sostenuti da argomentazioni di comune radicalità, a differenza di altre opere recenti che si ostinano a prefigurare per la sinistra, pur di fronte alle tante sue disfatte elettorali, un futuro di moderatismo. Anche il libro di Emanuele Felice – propugnante una saldatura tra liberalismo, socialismo, ambientalismo che sembrerebbe somigliare alle tesi adattive sostenute da Salvati e Dilmore (2021) – in realtà si ispira di più alla componente giacobina della Rivoluzione francese e al liberalismo sociale di Stuart Mill, inevitabilmente molto radicali.</p> Laura Pennacchi Copyright (c) 2023 Laura Pennacchi https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 11 11 Per una politica economica del populismo? http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/217 <p class="p1"><span class="s1">Il libro si compone di una breve introduzione, di cinque capitoli (teorici ed empirici) e di alcune riflessioni conclusive. In aggiunta, si trovano degli allegati con dati statistici ed una ricca bibliografia in lingua tedesca ed inglese. Già nelle prime pagine, Manow spiega le ragioni di fondo che hanno reso necessario dedicare un’ennesima pubblicazione sul tema del populismo. Per l’autore, la letteratura esistente sul fenomeno populista è caratterizzata da due gravi <em>deficit</em>: il primo è di carattere contenutistico ed è relativo al fatto che la discussione sul populismo non è mai accompagnata da una parallela discussione (critica) sul capitalismo, se non con un generico lamento contro il neoliberismo, categoria con cui “si tenta di spiegare tutto, finendo per non spiegare nulla” (p. 9, mia traduzione). Manow esplicita fin da subito che la sua impostazione si contrappone a quelle esistenti che vorrebbero ridurre il fenomeno a questioni meramente “culturali” e che ignorano completamente il complesso delle motivazioni economiche che invece sta alla base della cosìdetta “esplosione populista” (cfr. Judis 2016). Il secondo <em>deficit</em> è di carattere metodologico e riguarda l’assenza di una comparazione sistematica tra le varie esperienze, con il dominio dell’approccio dello studio di caso singolo e conseguente convinzione che, anche studiando un singolo caso, si contribuisca alla conoscenza più generale del fenomeno dimenticando però che ogni contesto ha peculiarità storiche, economiche, culturali e sociali che producono una molteplicità di possibili spiegazioni per cui un dato partito o movimento è arrivato al potere (cfr. p. 12).<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></span></p> Federico Quadrelli Copyright (c) 2023 Federico Quadrelli https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 9 9 10.53145/indiscipline.v3i1.217 La crisi dell’Europa http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/218 <p class="p1">Da che esiste, l’Europa è in crisi. Probabilmente, finché esisterà l’Europa sarà in crisi. Esserlo non è un fatto del tutto negativo: essere in crisi significa anche essere in movimento, consapevoli delle difficoltà e delle problematiche che il cambiamento comporta. Molti importanti studiosi hanno sostenuto che la modernità in quanto tale è un mondo caratterizzato dalla crisi; e che la democrazia, dentro la modernità, lo è in modo particolare. Figuriamoci dunque se tutto ciò non può essere vero per un grande progetto moderno e democratico qual è l’Europa. Il punto non è tanto essere in crisi, ma capire di cosa si tratta, quali siano le sue caratteristiche, come affrontarla. In questa direzione, il libro curato da Diego Giannone e Adriano Cozzolino è particolarmente utile.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Ambrogio Santambrogio Copyright (c) 2023 Ambrogio Santambrogio https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 5 5 All’ombra del sociale. Le dimensioni critiche e problematiche della socialità solidale http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/219 <p class="p1">Pubblicato nel 2021 per i tipi di Meltemi, il saggio di Lorenzo Bruni indaga il problema della solidarietà e della sua dimensione critica. Eppure, nell’inquadrare e nell’articolare un’indagine teoretica ed empirica ben delineata, Bruni tocca questioni di ben più ampia portata, che riguardano la natura stessa della forma umana di socialità. Nel presente lavoro, intendo perseguire due obiettivi principali: 1) ricostruire i punti chiave di <em>Solidarietà critica</em>; 2) mettere in luce i vari sviluppi a cui si presta la prospettiva delineata nel volume.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> Matteo Santarelli Copyright (c) 2023 Matteo Santarelli https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0 2023-04-12 2023-04-12 3 1 10 10