indiscipline - rivista di scienze sociali http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline <p class="p1">La rivista vuole essere espressione di <em>libertà scientifica</em>. Libertà da cosa? In prima battuta dai processi di valutazione, anche se non dalla valutazione in quanto tale, in primo luogo quella dei nostri lettori. Il gruppo di coordinamento e, se necessario, quello dei collaboratori si incaricheranno di valutare i materiali raccolti. Intenzionalmente, non ci siamo dati comitato scientifico ed editoriale. <span class="s1">Il nome sottolinea l’intenzione di uscire dai reticoli organizzativi divenuti tipici delle riviste accademiche e dalle metodologie della loro classificazione, che spesso rendono complicate le procedure e periferico il ruolo delle redazioni e dei consigli scientifici. </span>Speriamo di fare un buon lavoro, onesto, intelligente e anche un po’ provocatorio. Ma, detto in estrema sintesi, non ci interessa la logica corrente dell’eccellenza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p> <p class="p2">In secondo luogo, <em>libertà dai confini disciplinari</em>. La nostra è una rivista semestrale <em>open access </em>di scienze sociali: il concetto è sufficientemente chiaro da non richiedere, per lo meno in un editoriale, dotte disquisizioni. Saremo ben felici di recensire lavori interdisciplinari, che si muovono ai confini dei saperi; lavori diversamente orientati – dal punto di vista degli approcci e dei paradigmi scientifici e culturali – che affrontano i medesimi problemi; oppure, più semplicemente, lavori disciplinari che portano contributi importanti alla conoscenza della realtà sociale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p> Morlacchi Editore it-IT indiscipline - rivista di scienze sociali 2784-8272 <p>&lt;a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" style="border-width:0" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quest'opera è distribuita con Licenza &lt;a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.</p> Le ragioni dello sperare http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/606 <p class="p1">Il libro di Giuliana Chiaretti, <em>Liberare la speranza. Rotte di un pensiero non arreso </em>(uscito recentemente per i libri di enciclopediadelledonne.it) è un libro coraggioso. Per due motivi: l’argomento affrontato e il linguaggio usato per affrontarlo. Parlare infatti di speranza in questo momento, quando una sorta di tempesta perfetta sembra addensarsi sul mondo, può sembrare velleitario, sennonché, ci dice l’autrice, il momento giusto per parlare di speranza è proprio quando occorre riaffermarne le ragioni. In tal senso il momento che stiamo vivendo sembra proprio essere quello giusto se si intende “la speranza non come promessa” (p. 10) – vale a dire speranza fatalistica, attesa inoperosa – “ma come scommessa” (<em>Ibidem</em>) – capacità di oltrepassare i confini e trovare ragioni e strumenti per il cambiamento. Coerentemente con l’intento del libro, agire la speranza attraverso il potere della trasgressione, il linguaggio con cui questa tesi viene argomentata e sostenuta pagina dopo pagina mostra l’intenzione dell’autrice di trasgredire i canoni, rompere i confini di una scrittura accademica (Chiaretti per molti anni è stata Professoressa di Sociologia a Ca’ Foscari) e, pur mantenendo il rigore del ragionamento e di un solido riferimento alla letteratura, mettere in campo sentimenti ed emozioni. Sentimenti e emozioni del lettore sollecitati dagli argomenti trattati e da una scrittura appassionata e appassionante. Sentimenti ed emozioni dell’autrice che, nel portare avanti la sua analisi, trova occasione per parlare delle proprie esperienze personali e politiche, degli scrittori che ha amato, dei libri che l’hanno sedotta, degli incontri fatti nel corso delle sue ricerche. Un intreccio che, nella saggistica, possiamo trovare molto raramente e generalmente solo per merito delle donne.</p> Anna Rita Calabrò Copyright (c) 2026 Anna Rita Calabrò https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 130 137 Per un’antropologia materialista e rivoluzionaria http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/607 <p class="p1"><span class="s1">Don Kalb è uno di quegli autori la cui forza deriva dalla profondità e dalla coerenza teorica, a cui si aggiunge nel suo caso una verve polemica e ironica che rende sempre stimolante la lettura dei suoi lavori. Qualità che ne hanno fatto negli anni una delle colonne portanti dell’antropologia critica e materialista, anche nel suo ruolo di fondatore di una delle più importanti riviste del settore, <em>Focaal</em>. L’antropologia di Kalb, che trova piena espressione in questa ampia raccolta dei suoi saggi e articoli migliori, è fondata su una solida prospettiva marxista (con forti tendenze trotzkiste), incentrata su una pratica etnografica <em>at home</em>, europeista e strettamente connessa alla corrente della <em>political economic anthropology</em> capitanata da Eric Wolf, in opposizione a ogni forma di idealismo culturale. </span></p> Carlo Capello Copyright (c) 2026 Carlo Capello https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 138 144 Le concept de patch chez Anna Lawenhaupt Tsing, Le champignon du bout du monde http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/608 <p class="p1">Avec le <em>Champignon de la fin du monde </em>A. Tsing a renouvelé l’anthropologie en ouvrant celle-ci sur un mécanisme économique international singulier. Elle suit un circuit économique au fil extrêmement ténu entre les Etats unis et le Japon ainsi que les traductions symboliques et financières qui soutiennent le passage d’une société à une autre, d’une collectivité à une autre. Depuis la collecte des champignons par des communautés vivant dans les forêts de l’Oregon, à la marge des normes comportementales de la société Etatsunienne, jusqu’à l’économie somptuaire des échanges de cadeaux en famille ou entre proches au Japon, le livre nous fait suivre le parcours d’un bien de luxe, le <em>matsutake</em>. Ce champignon appartient à la tradition culinaire et poétique du Japon. Il est apparu dès le VIIIe siècle dans des poèmes et des récits qui évoquent les senteurs automnales. A l’époque Edo, et dans la suite de l’histoire japonaise, le <em>matsutake</em> fait l’objet de cadeaux en raison non seulement de son goût mais de cette relation à l’automne ainsi qu’à la tonalité mélancolique de cette saison. C’est dans ce cadre qu’il entre dans les rites d’échanges qui traversent la société japonaise tant dans les relations professionnelles que familiales. Et c’est, pour le dire en bref, ce qui en fait l’objet d’un commerce original où, vendu aux enchères dans les forêts où on le cueille, emballé précautionneusement puis mis dans la soute d’un avion, il finit par rejoindre le sol japonais pour satisfaire cette économie somptuaire.</p> Patrick Cingolani Copyright (c) 2026 Patrick Cingolani https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 145 154 Scienza, società e capitale: i limiti sistemici della razionalità economica http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/609 <p class="p1">Il libro di Adam S. Hayes, <em>Irrational together</em>, ritorna su un tema abbondantemente illustrato in letteratura: la limitata efficacia conoscitiva della categoria dell’<em>homo œconomicus</em> e la sua scarsa utilità ai fini della prevedibilità del comportamento economico degli individui. L’autore richiama, perciò, la necessità di analizzare le scelte economiche degli individui entro una prospettiva più ampia per valutare il ruolo svolto dai fattori non monetari ed extraeconomici: “it challenges us to recognize that every dollar spent, every contract signed, every investment made carries with it a piece of our identity, our relationships, and our place in the world” (p. 7). Hayes non sottovaluta il progresso rappresentato dall’approccio dell’<em>economics</em> ai fini della comprensione delle decisioni individuali, pur rilevando che un tale approccio vada problematizzato in rapporto alla dimensione sociale, dove le scelte individuali si sviluppano in interazioni con valori personali e norme culturali, assumendo un significato differente: “many behaviors that might seem irrational from a purely economic standpoint start to make a lot more sense” (p. 9). Questo suppone due condizioni: a) che ci si allontani dalle “approximations” dei “simple and elegant models” adottati dagli economisti, che trascurano il fatto “that economic activity is inherently social” (p. 6); b) che si adotti un approccio interdisciplinare, onde indagare – al di là del <em>self-interest</em> – “much of what makes us human” (pp. 6-7).</p> Vitantonio Gioia Copyright (c) 2026 Vitantonio Gioia https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 155 164 Per fare l’amore bene basta poco http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/610 <p class="p1"><span class="s1">Una precisazione, per iniziare. <em>Gli svedesi lo fanno meglio </em>non è un libro di teoria sociologica, ma è di natura divulgativa. Nonostante ciò, leggendolo, non si può non trovarlo decisamente migliore di moltissimi libri di teoria sociologica che, pur trattando i medesimi temi, sono o fastidiosamente dogmatici o noiosamente già vecchi (per correttezza deontologica, non faccio né nomi né titoli). E soprattutto molte delle sue conclusioni, in realtà, costituiscono una buona esemplificazione di dibattiti sociologici. Non sono solo i problemi che l’Autrice affronta, pur con semplicità e ironia, però mai superficialmente, ma anche le cause più profonde e annoverabili fra modelli culturali e sociali dei quali è difficile liberarsene in quanto sono ancora introiettati in ciascuno di noi grazie anche a quelle agenzie educative (la famiglia e la scuola in prima battuta) che, invece, dovrebbero aiutarci a sviluppare le nostre, vere e autentiche, identità personali.</span></p> Luca Guizzardi Copyright (c) 2026 Luca Guizzardi https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 165 174 Tra antisemitismo e antisionismo. Un percorso di lettura http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/611 <p class="p1">Le vicende statunitensi intorno all’accusa di antisemitismo – dall’attacco a Columbia University e Harvard, allo stralcio della definizione IHRA (<em>International Holocaust Remembrance Alliance</em>) da parte del nuovo sindaco di New York Zorhan Mamdani –, così come il dibattito parlamentare italiano intorno alla lotta all’antisemitismo, mostrano l’importanza di un testo come <em>Antisemitismo. Una parola in ostaggio</em> (2025) della semiologa Valentina Pisanty. In nome di un antirazzismo selettivo, Trump detiene e promette di deportare stranieri residenti sostenendo che questi odino gli ebrei. In nome della supposta difesa di una minoranza se ne colpiscono altre. In nome della tutela dell’eguaglianza apparentemente violata di una parte della popolazione si compiono politiche autoritarie contro le Università. In nome di un’idea astratta di ebrei si limita la libertà d’espressione di altri.</p> Bruno Montesano Copyright (c) 2026 Bruno Montesano https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 175 185 Ciò che non ha prezzo http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/612 <p class="p1"><span class="s1">Se non siamo in grado di attribuire il giusto valore alle cose che davvero contano nelle nostre vite, come possiamo sperare di costruire un futuro migliore? È la domanda che si pone Emma Holten nel saggio <em>Deficit. Perché l’economia femminista cambierà il mondo </em>(La Tartaruga, 2025). Danese di nascita, Holten è un’attivista femminista e consulente di politiche di genere. <em>Deficit</em>, il suo libro d’esordio, è uscito in lingua danese nel 2024 e ha vinto numerosi premi, fra cui il Politiken Literature Prize 2024. Oltre che in italiano, è stato tradotto in inglese, svedese, norvegese, tedesco e olandese, ed è in corso di traduzione in altre 6 lingue. Utilizzando un linguaggio chiaro e diretto, nel libro Holten ripercorre la storia dell’economia come scienza – dalle origini, con l’Illuminismo, a oggi – mostrando come i principali modelli economici, dai quali poi derivano le decisioni politiche, abbiano sistematicamente ignorato il valore del lavoro di cura svolto dalle donne, insieme a tutto ciò a cui risulta difficile attribuire un prezzo – come la salvaguardia e la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, o il tempo libero. Oltre a mostrarci questo cortocircuito, il libro di Holten ci dice però che esiste un modo per correggerlo: accantonare i modelli economici tradizionali e ripartire dall’economia femminista.</span></p> Martina Marzi Copyright (c) 2026 Martina Marzi https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 187 192 La canzone d’autore tra racconto e società http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/613 <p class="p1">C’è un passaggio di assoluta verità nel <em>Crepuscolo degli idoli</em> di Friedrich Nietzsche: “senza la musica la vita sarebbe un errore”. E di questo assunto noi ne siamo ferocemente convinti. Vivere senza musica, senza la sonorizzazione del tempo, senza il canto melodico è un vivere parziale, è un vivere monco, è un vivere che spaventa … è un vivere nell’errore, appunto. E allora ben vengano tutti quei percorsi teorici, di ricerca, di formazione che sottolineano con vigore e gioia la bellezza fondativa del tema musicale. E lungo questa linea (ovvero la ricerca storico-teorica come necessità) s’inserisce il recente volume di Paolo Talanca <em>Musica e parole. Breve storia della canzone d’autore in Italia</em>, con una puntuale prefazione di Francesco Stella.</p> Alfonso Amendola Copyright (c) 2026 Alfonso Amendola https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 193 196 La questione palestinese: contesto, protagonisti e possibili soluzioni http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/614 <p class="p1"><span class="s1">Come appare evidente dal titolo, il testo di Belmonte si concentra su uno dei temi più caldi e caotici dell’attualità, l’ormai annosa e sempre più intricata questione palestinese e la possibilità, forse sempre più lontana, ma che non si è mai abbandonata, di costruire uno Stato palestinese. A riportare, se mai ce ne fosse stato bisogno, tale tema al centro dell’attenzione e del dibattito internazionale vi sono stati, com’è noto, l’attacco terroristico da parte di Hamas nel Sud di Israele, avvenuto il 7 ottobre 2023, i conseguenti bombardamenti e offensiva terrestre di Israele, che hanno interessato soprattutto la Striscia di Gaza, e l’accordo per un cessate il fuoco raggiunto nel gennaio del 2025.</span></p> Giovanni Barbieri Copyright (c) 2026 Giovanni Barbieri https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 197 201 La comunità atlantica. Relazioni transatlantiche in età contemporanea http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/615 <p class="p1"><span class="s1">È difficile ricostruire in modo completo e rigoroso le relazioni euroamericane degli ultimi cento anni in sole 275 pagine. Il lavoro di Bitumi riesce tuttavia a racchiudere in pochi capitoli la complessità di un legame che, dall’indipendenza degli Stati Uniti alla più attuale contemporaneità, è stato progressivamente costruito attraverso diverse fasi di alti e bassi.</span></p> Pierpaolo Carmine Beccarisi Copyright (c) 2026 Pierpaolo Carmine Beccarisi https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 202 205 Regolare l’intelligenza artificiale rinforzare la società http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/616 <p class="p1"><span class="s1">Nello scenario di tensione geopolitica crescente e di proposte di riarmo degli Stati europei, questo libro solleva problematiche e richieste sempre più urgenti. La domanda che pone l’autrice, docente di Digital Ethics e Defence Technology all’Università di Oxford, è se sia possibile affidarsi all’uso dell’intelligenza artificiale nella difesa senza sacrificare i princìpi umanitari, etici e di responsabilità su cui si basano le democrazie liberali. Le implicazioni dell’uso della intelligenza artificiale nell’ambito difensivo coprono un ampio raggio di azione che non riguarda solo le guerre, ma i processi decisionali, le modalità di acquisire dati, informazioni, le tattiche, le strategie difensive e l’intera organizzazione della difesa. Precisa, infatti, l’autrice come il titolo della versione italiana potrebbe fare supporre che il libro non tratti dell’etica della intelligenza artificiale nella guerra e nella organizzazione degli affari militari, del rafforzamento e delle capacita di difesa degli Stati. L’espressione Codice di guerra della pubblicazione italiana, a due anni di distanza da quella inglese, richiama anche la recrudescenza della guerra russo-ucraina e l’offensiva israeliana nella striscia di Gaza, dove si è ricorsi per la prima volta all’uso di armi autonome.</span></p> Mariella Berra Copyright (c) 2026 Mariella Berra https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 206 210 Le emozioni nella modernità esplosiva, tra negazione e riflessività http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/617 <p class="p1">Eva Illouz è senza dubbio la più nota sociologa delle emozioni. Il suo decennale itinerario di ricerca si è sviluppato intorno all’analisi dei contorni del cosiddetto <em>capitalismo emotivo</em>. In estrema sintesi, la tesi di Illouz è che nel contesto del capitalismo neoliberale anche le emozioni si trasformano in merci da scambiare all’interno di un vero e proprio mercato affettivo.</p> Lorenzo Bruni Copyright (c) 2026 Lorenzo Bruni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 211 215 Trump: un brusco risveglio http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/618 <p class="p1"><span class="s1">Solo sotto la protezione di una benevola potenza egemone, il <em>soft power</em> della globalizzazione economica può funzionare sostituendo il commercio alle armi. Per questo, alla fine dell’Ottocento, la Pax Britannica colonizzò il mondo e alla fine del Novecento la Pax Americana fece rifiorire l’Europa sconfitta, affidandone la sicurezza esterna a quegli stessi USA per altri versi disprezzati sul piano intellettuale. Il brusco risveglio che Trump sta ora procurando all’Europa ha preso tutti in contropiede. Nel giro di poche settimane, per tre volte Trump ha umiliato l’Europa davanti agli occhi del mondo: 1) nella riunione della NATO in Olanda a fine giugno 2025; 2) nella trattativa con la signora Ursula von der Leyen nei campi di golf scozzesi; 3) nella Sala Ovale di Washington, davanti al pellegrinaggio dei governatori europei impegnati a sostenere la resistenza di Volodymyr Zelenskyj (cfr. Patel 2025, p. 9). Di fronte all’urgente bisogno di riorganizzare daccapo la propria difesa militare – diciamo da una rinascita di Marte che dovrebbe far seguito al pacifismo di Venere –, all’Europa non servono le parole retoriche del populismo di destra e sinistra. Per essere presa sul serio, l’Europa dovrà faticosamente imparare a riguadagnarsi il rispetto del mondo.</span></p> Leonardo Ceppa Copyright (c) 2026 Leonardo Ceppa https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 216 221 Il mondo sconvolto nello sguardo di Gilles Kepel http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/619 <p class="p1"><span class="s1">Gilles Kepel è un politologo e arabista specializzato in tematiche relative al mondo arabo contemporaneo e ai movimenti islamisti radicali che ha studiato per quattro decenni. Professore a <em>Science Politique</em> a Parigi, ha insegnato in numerose Università straniere, tra cui la Columbia di New York, la London School e la LUISS di Roma. Kepel ha costruito negli anni una rete di relazioni con attori politici del mondo islamico che rende le sue analisi su quel ‘teatro’ molto ben informate. Tra i suoi testi va ricordato il <em>Profeta e il faraone</em>, sulla genesi dell’Islamismo in Egitto (frutto di ricerche per il dottorato partite nel 1974), <em>Jihad. Ascesa e declino</em>, e i più recenti <em>Terreur dans l’Hexagone</em> e <em>Il ritorno del Profeta</em>. A pochi anni dal suo giubilamento, Kepel ha visto la sostituzione dei suoi corsi all’École normale supérieure con corsi centrati sul Sud globale, una categoria che l’autore ritiene quanto meno approssimativa per spiegare il tumulto geopolitico degli ultimi anni. Emerge secondo l’autore anche nei contesti accademici occidentali la pretesa di consolidare la narrazione di una contrapposizione tra il Sud globale, vittima, contro il Nord ingiusto e prevaricatore. Questa rimessa in discussione dell’architettura del mondo intende presentare Israele come il prodotto più terribile del colonialismo. In tal senso, la spinta dei Paesi del Bric e dell’Islam politico sul concetto di genocidio (per paradosso una creazione occidentale) è funzionale al disegno di relativizzazione della Shoah e della messa in primo piano di altri massacri della storia come quelli del razzismo e del colonialismo.</span></p> Paolo Di Motoli Copyright (c) 2026 Paolo Di Motoli https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 222 226 Frammenti dopo Auschwitz: l’umanesimo ferito e la sfida del pensiero contemporaneo http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/620 <p class="p1"><span class="s1">L’attuale panorama editoriale e storiografico offre un’analisi del nazionalsocialismo legata a una ritualizzazione ideologica di alcune date, seppur significative, che si ripetono costantemente in maniera sterile, senza offrire spazi autentici di riflessione. Proprio da questa esigenza – ossia il superamento della retorica della Giornata della Memoria fine a sé stessa – nasce il libro di Aurora Guzzetti, un testo che approccia il fenomeno non solo come evento storico, bensì “come logico – seppur, fortunatamente, non necessario –” (p. 232) esito culturale, esistenziale e spirituale della crisi moderna. La secolarizzazione conseguente all’affermarsi del secolo del Lumi, del progresso e della ragione portò difatti allo sfaldamento di quella relazione primaria che funge da motore esistenziale per l’essere umano: l’altro da Sé, da “possibilità di rivelazione autentica dell’<em>essere</em>” (p. 12) e “rivelazione della trascendenza” (p. 225), diviene ora un nemico mortale, giurato, da eliminare con qualunque mezzo disponibile e senza la minima pietà. La Società perde così la sua intrinseca funzionalità di tutela, tanto da divenire escludente, razzista e ghettizzante. L’autrice, in un passo particolarmente interessante, scrive: “la <em>Gesellschaft </em>(società) nazista, intesa secondo la distinzione operata da Tönnies, impernia la propria prosperità sulla <em>società escludente</em> di coloro i quali ‘condividono suolo, sangue e lingua’: i diritti umani, essendo concepiti come naturale prosecuzione dei diritti naturali, vengono garantiti ai soli individui ascrivibili alla Nazione tedesca; di fatto chi non <em>nasce</em> cittadino, chi non possiede la nazionalità, è come se non fosse nemmeno umano” (p. 142).</span></p> Sandro Elisei Copyright (c) 2026 Sandro Elisei https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 227 232 Il confronto dei punti di vista sotto il segno della riflessività http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/621 <p class="p1">Il titolo di questa recensione del denso volumetto di Pierre Bourdieu <em>Sulla riflessività</em> riprende una frase che abbiamo letto a p. 89, nell’ultimo dei 4 scritti qui raccolti, inediti in Italia e pubblicati per i tipi della Meltemi a circa due anni di distanza dall’edizione francese. Questa estrapolazione ha un senso immediato, quello di esplicitare non solo la chiave di lettura dei testi bourdieusiani, ma soprattutto quanto la riflessività sia da intendersi come un concetto dalle sfaccettature plurime, perché riguarda una modalità di agire razionalmente in diversi campi sociali e coinvolge gli individui, specie gli intellettuali, di sicuro i sociologi. La riflessività converge verso il fine primario di mettere in discussione le forme ortodosse e dominanti del sapere, ma solo valorizzando i diversi punti di vista cerca di produrre innovazioni se non vere e proprie rivoluzioni scientifiche. Strumento fondamentale è la sociologia che, per il sociologo Bourdieu, è importante proprio per la capacità che ha di riflettere su sé stessa e sulla propria scientificità, una capacità che è in effetti requisito di competenza disciplinare.</p> Mirella Giannini Copyright (c) 2026 Mirella Giannini https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 233 237 Il teatro degli impostori http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/622 <p class="p1">Alla fine del Novecento, la miscellanea <em>Sociologia delle emozioni</em>, a cura di Gabriella Turnaturi (1995), rappresentò uno tra i contributi più originali della neonata sociologia delle emozioni in Italia. In questo volume del 1995, la studiosa offriva per la prima volta al lettore italiano uno spaccato storico e teorico della disciplina, legando il pensiero dei padri della sociologia con la grande riflessione sui rapporti tra emozioni e società. Quello stesso anno, Turnaturi curò anche l’edizione italiana de <em>L’uomo emozionale</em> di Helena Flam (1990), a riprova dell’avvertita urgenza di dare voce a una nuova frontiera delle scienze sociali, per troppo tempo ignorata, laddove non del tutto ridotta al silenzio. Accanto all’attore razionale veniva, così, riconosciuto anche l’attore emozionale come soggetto ineludibile della complessa realtà umana e dei nessi che la animano.</p> Giovanni Molfetta Copyright (c) 2026 Giovanni Molfetta https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 238 242 Il soggetto è segreto http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/623 <p class="p1">“Tutte le relazioni tra uomini poggiano evidentemente sul fatto che essi sanno qualcosa l’uno dell’altro”: con questo <em>incipit</em> simbolico appartenente a Simmel si avvia l’intrigante tema del saggio di Massimo Cerulo. Sul segreto si costruiscono relazioni, pregiudizi, tradimenti. Si tessono trame, si contraddistinguono i rapporti di fiducia, dal momento che la fiducia diviene quel ‘tra’ indispensabile a favorire le relazioni professionali, o amicali, e a legare individui appartenenti a società segrete. Cerulo descrive dapprima il fenomeno nelle sue declinazioni, coadiuvato da esempi della storia, del cinema o della letteratura e ne desume ciò che dal sociologo e filosofo tedesco è stato trattato ampiamente nella sua <em>Sociologia,</em> dove è contenuto un capitolo su <em>Il segreto e la società segreta</em>. A ragione, questo passo viene menzionato abbondantemente nel volume a guisa di stella polare, di punto di riferimento, di richiamo costante.</p> Alessandra Peluso Copyright (c) 2026 Alessandra Peluso https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 Fascismo, autoritarismo competitivo e altre interpretazioni degli sviluppi statunitensi http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/596 <p class="p1">Questa sezione monografica si interroga su una domanda di grande attualità, ovvero se gli Stati Uniti di Trump siano più simili a una democrazia o al fascismo. Nel mio breve articolo, proverò a fornire una risposta sulla base di quattro passaggi. Il primo consiste in una veloce disamina di due lavori recenti provenienti dagli Stati Uniti e particolarmente interessanti per capire ciò che sta avvenendo in quel Paese. Tali lavori forniranno alcuni elementi che poi riprenderò nella mia discussione. Che senso ha riflettere sul caso americano in questo momento dal punto di vista europeo e italiano? Su questa domanda si concentra la seconda parte del mio testo. La risposta prende le mosse dallo spaesamento che gli sviluppi in corso seminano negli osservatori e suggerisce l’urgenza di comprendere quanto le vicende statunitensi tocchino da vicino le democrazie europee. La terza parte offre una lettura dei fatti in corso negli Stati Uniti che interpreto qui come tentativo di ammodernamento, processo con il quale gli Stati Uniti cercano di adeguarsi alle altre potenze globali e allo spirito dei tempi, ossia assecondando in senso despotico lo sviluppo del capitalismo, sacrificando fatalmente la democrazia. La quarta offre delle riflessioni sul concetto di assemblaggio ibrido democratico e autoritario applicato agli sviluppi in corso nel caso statunitense.</p> Andrea Felicetti Copyright (c) 2026 Andrea Felicetti https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 17 26 Il programma ideologico del trumpismo: idee ed esecutori http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/597 <p class="p1">La seconda amministrazione Trump rappresenta il tentativo di forzare in direzione di un nuovo equilibrio fra poteri (a favore dell’esecutivo); edificare un nuovo modello di relazione fra presidenza e apparato burocratico (rafforzando il potere di nomina e neutralizzando le agenzie indipendenti); promuovere un set di politiche pubbliche disegnato attorno all’evoluzione ideologica del conservatorismo americano (adatta alla crisi dell’ordine neoliberale). In sintonia con lo storico americano Gary Gerstle e il suo <em>Ascesa e declino dell’ordine neoliberale</em> (2022), si afferma qui che il passaggio cruciale di questa crisi si sia manifestato con la Grande Recessione del 2008: i contenuti del <em>Mandate for Leadership: The Conservative Promise</em> – noto come <em>Project 2025 </em>– non sarebbero tali se il conservatorismo americano non avesse mutato forma, avvicinandosi al nuovo nazional-conservatorismo che caratterizza oggi, in primo luogo, le destre occidentali (Diletti 2024; Sekerak 2025).</p> Mattia Diletti Copyright (c) 2026 Mattia Diletti https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 27 31 Non solo dazi. Economia e ideologia nell’America di Trump http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/598 <p class="p1">All’insediamento dell’amministrazione Trump, nel gennaio del 2025, il declino degli Stati Uniti, sia come potenza geopolitica sia come economia dominante, era in atto da tempo e anzi la rielezione del <em>tycoon</em> si deve in grossa misura alla promessa di ripristinare l’antico splendore, come recita il motto MAGA, <em>Make America Great Again</em>. L’indebolimento degli Stati Uniti nello scenario globale si evidenzia da pochi dati eclatanti: la discendente quota sul Pil mondiale (dal 20% del 2000 al 15%), l’enorme deficit e indebitamento verso l’estero, le difficoltà a competere, la produttività calante. Quest’ultima era due volte più forte di quella europea a metà del XX secolo, mentre dalla metà degli anni Novanta si situa al medesimo livello di quella dei Paesi europei più avanzati. Oggi gli Usa sono sopravanzati dalla Cina, la quale esprime il 20% del Pil mondiale, investe il 40% del suo Pil, realizza un avanzo dei conti con l’estero pari a 600 miliardi di dollari. Anche l’Unione Europea (che esprime il 12% del Pil mondiale) esibisce un cospicuo avanzo commerciale dovuto soprattutto alla Germania, ma questo è in parte frutto delle “calamitose” politiche di austerità adottate nei primi dieci anni del 2000, le quali hanno costretto i Paesi europei al contenimento della domanda interna e alla quasi stasi economica.</p> Laura Pennacchi Copyright (c) 2026 Laura Pennacchi https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 32 45 Una Corte fuorilegge http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/599 <p class="p1"><em>Lawless</em>, il nuovo libro di Leah Litman, professoressa alla University of Michigan e nota al pubblico americano per la conduzione di un seguìto podcast sulla Corta Suprema federale (per una storia della Corte Suprema americana, si veda Banner 2025), è un pugno nello stomaco per chiunque immagini il più alto e influente organo giurisdizionale statunitense come un imparziale interprete della legge, costituzionale o ordinaria che sia. Fin dal titolo, l’accusa nei confronti di quell’alta corte – il cui potere sulle vite, non solo degli americani, è immenso – è pesante: si tratta di un organo che agisce “fuorilegge”. Il libro racconta in dettaglio come la Corte Suprema federale statunitense – che a partire dal famoso caso <em>Marbury v. Madison</em> del 1803 si è auto attribuita il penetrante potere di <em>judicial review</em>, ossia di controllo di costituzionalità delle leggi federali, statali e financo delle decisioni delle Corti degli Stati – dietro il tecnicismo giuridico delle teorie interpretative che adotta, nasconda in verità un programma ideologico e politico. L’autrice prova come teorie interpretative quali l’originalismo (per una ferma critica di quel metodo interpretativo, si veda altresì Chemerinsky 2022) – ossia la lettura della Costituzione alla luce dell’intenzione dei padri fondatori o, a seconda dei casi e dei giudici che la fanno propria, del sentimento collettivo al tempo dell’entrata in vigore del testo costituzionale o dei suoi emendamenti – o come la recentissima “dottrina delle questioni di grande rilievo” (<em>major question doctrine</em>) – che stabilisce che le corti non devono deferire alle interpretazioni delle agenzie amministrative in merito alle leggi quando si tratta di questioni di grande rilevanza economica o politica, a meno che il Congresso non abbia chiaramente autorizzato tale azione – siano in verità argomentazioni da azzeccagarbugli, funzionali al raggiungimento degli obiettivi politici-ideologici che i giudici della Corte Suprema hanno in animo di perseguire (per una visione della Corte Suprema come corte politica, sia pur da un punto di vista molto diverso, si veda Posner 2010).</p> Elisabetta Grande Copyright (c) 2026 Elisabetta Grande https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 46 56 Esplorare la storia degli Stati Uniti d’America attraverso l’arte http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/600 <p class="p1"><span class="s1">Le immagini hanno un ruolo significativo nella comprensione della storia, nel fornire nuove risposte e nel porre nuovi interrogativi. Come sostiene Peter Burke, non sono semplici illustrazioni, ma vere e proprie “prove storiche”, “testimonianze visive” (Burke 2018, pp. 11; 15) che ci consentono di narrare il passato in maniera vivida e potente, mettendoci di fronte agli avvenimenti accaduti in maniera diretta e non convenzionale.</span></p> Nicoletta Stradaioli Copyright (c) 2026 Nicoletta Stradaioli https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 57 66 Mamdami, nel cuore di tenebra della stupidità o finalmente fuori? http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/601 <p class="p1"><span class="s1">C’è una parola che si fa largo nel profluvio di tentativi di azzeccare la definizione di un momento politico e sociale che non è ancora del tutto intellegibile: stupidità. Ne ha scritto William Davies in Stupidology. The outsourcing of judgment, pubblicato nell’autunno del 2025 sulla rivista <em>n+1.</em> La stupidità di cui scrive Davies è una intelligenza ridotta a mero calcolo, condizione tipica della società contemporanea, che si pensa intelligentissima per via di tecnologie che, dal computer agli algoritmi, consentono di misurare, registrare, archiviare, produrre in maniera artificiale. Ogni forma di stupidità sembrerebbe con le spalle al muro, bandita, anzi impensabile; eppure, di fronte a questa inedita possibilità computazionale, molte azioni politiche continuano ad apparire stupide. La risposta a cui giunge Davies è in realtà una domanda, che potrebbe suonare più o meno così: siamo sicuri che la potenza matematica di cui disponiamo rappresenti una vera forma di intelligenza? La risposta è no. La potenza numerica si rivela meno intelligente del previsto, cioè meno capace di capire, perché preferendo i numeri alle parole, anzi trasformando le parole in numeri, finisce per appaltare meccanicamente la conoscenza a protocolli di raccolta e analisi dei dati, per loro natura impersonali, anche se usati da persone in carne e ossa: “Una volta quantificato tutto, fino ai nano-dettagli, non è necessaria nemmeno la misurazione, solo il riconoscimento algoritmico di pattern”. Per Davies, la piattaformizzazione della vita umana implica che ogni azione sociale, ogni parola, ogni gesto, in quanto essenza datificata, abbia pari valore. In questo passaggio emerge la critica ai modi contemporanei di conoscere fondati sulla formalizzazione e sulla correlazione, nei quali la conoscenza non coincide più con la comprensione, ma con la capacità di individuare regolarità statistiche. Il problema, però, non è l’uso dei numeri in sé, bensì la loro esoterica sacralizzazione e la loro trans-mutazione in surrogati del pensiero. Stupido non è quindi il gesto irrazionale, ma la (presunta) razionalizzazione radicale che ha intrapreso una violenta lotta contro l’immaginazione. </span></p> Tito Vagni Copyright (c) 2026 Tito Vagni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 67 72 Le conseguenze economiche della pace secondo Keynes http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/602 <p class="p1">Poco dopo il suo arrivo a Cambridge nel 1902 per studiare matematica, John Maynard Keynes fu invitato a partecipare al club di discussione segreto degli Apostoli, dove incontrò il filosofo e matematico Bertrand Russell, allora membro del Trinity College. Nella sua&nbsp;<em>Autobiografia,</em> Russell avrebbe poi tracciato un ritratto penetrante del futuro economista.</p> Jan Toporowski Copyright (c) 2026 Jan Toporowski https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 74 81 Il Trattato sulla moneta di Keynes: comprendere le dinamiche monetarie e cicliche dell’economia capitalista http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/603 Mario Seccareccia Copyright (c) 2026 Mario Seccareccia https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 82 94 Cosa può ancora dirci la Teoria Generale nell’era dell’Intelligenza Artificiale? http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/604 <p class="p1">La <em>Teoria Generale</em> (Keynes 1936) è certamente uno dei libri di teoria economica più noti, dibattuti e influenti di tutti i tempi. Pur essendo stato generalmente considerato dagli interpreti come un testo di non facile lettura, ha il pregio di contenere una straordinaria ricchezza di pensiero, che lo ha reso una fonte di ispirazione inesauribile, sia sul piano teorico sia su quello più concreto della politica economica e della politica <em>tout court</em>. Fu pubblicata nel febbraio del 1936, al termine di una complessa gestazione, che durò dal 1932 al 1935, e dopo un lungo e assiduo confronto dell’autore con i giovani economisti del <em>Cambridge Circus</em> (soprattutto Richard Kahn e Joan Robinson), ma anche con economisti suoi contemporanei e rappresentanti dell’economia ortodossa (ad esempio, Dennis Robertson, Arthur Pigou, Ralph Hawtrey). Keynes, nella prefazione, definì la stesura del libro come una lunga lotta di liberazione per sfuggire alle abituali categorie di ragionamento e formulazioni all’interno delle quali lui stesso si era formato come economista, cioè il paradigma interpretativo neoclassico del funzionamento dell’economia. Questa genesi spiega il tono polemico dell’opera, il carattere talvolta ostico di alcuni passaggi e la presenza, qua e là, di quelle che sono apparse a taluni come contraddizioni o confusioni, elementi che hanno contribuito ad alimentare infiniti dibattiti interpretativi tra i suoi seguaci e i suoi detrattori. Pur tuttavia, una coerenza di fondo nel pensiero di Keynes è stata riconosciuta da molti commentatori, i quali hanno considerato quest’opera come la sistematizzazione, sul piano della teoria economica, di una visione politico-sociale che animava Keynes fin dalla metà degli anni Venti. Tale visione si caratterizzava per una spiccata consapevolezza delle ingiustizie del sistema capitalistico e dei suoi pesanti difetti di funzionamento, per un rifiuto della supremazia dell’interesse individuale sull’interesse collettivo insita nel principio della “mano invisibile” e per una generale convinzione del ruolo indispensabile dei poteri pubblici nella gestione e mitigazione degli effetti dei principali fallimenti del sistema di mercato.</p> Eleonora Sanfilippo Copyright (c) 2026 Eleonora Sanfilippo https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 95 109 Un altro Keynes http://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/article/view/605 <p class="p1"><span class="s1">Rileggere <em>Economic Possibilities for our Grandchildren</em> (Keynes 1930a) ci fa riscoprire, accanto al Keynes del breve periodo, un Keynes del lungo periodo. Un Keynes per cui il cambiamento tecnologico apre a una drastica riduzione dell’orario di lavoro compatibile con un continuo aumento del tenore di vita. È un Keynes che sostiene una radicale liberazione <em>dal </em>lavoro, come risposta alla disoccupazione tecnologica, e sotto il segno di una nuova antropologia. In questo testo, ripercorrerò alcune oscillazioni del pensiero di Keynes (Keynes 1919; 1936). Procederò con qualche considerazione sul modo con cui Kalecki, Minksy e Joan Robinson si sono confrontanti criticamente con l’eredità di Keynes. Concluderò sostenendo che forse il Keynes che oggi più ci interroga è quello del <em>Treatise on Money</em> (Keynes 1930b) se ripreso alla luce di una ridefinizione della prospettiva di una socializzazione degli investimenti.</span></p> Riccardo Bellofiore Copyright (c) 2026 Riccardo Bellofiore https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0 2026-03-12 2026-03-12 7 1 110 128