Cum-Scientia. Unità nel dialogo
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<p class="p1">La rivista, in versione rinnovata, intende rilanciare la centralità della <em>coscienza</em>, valorizzandone l’<em>atto</em>, ossia quel sapere che accompagna, condizionandolo, ogni suo contenuto e che è il medesimo per ciascun soggetto. Le differenze costituiscono i punti di vista, mentre l’intenzione di verità si esprime nel <em>dialogo</em>, il quale, rivelando il limite di ogni opinione, consente di pervenire a quell’<em>unità</em> che emerge oltre le differenze stesse.<span class="Apple-converted-space"> </span>La nuova veste e la collocazione <em>open access </em>consentono di configurare una <em>agorà</em> aperta al contributo di quegli studiosi che si propongono di fare argine alle concezioni riduzionistiche e materialistiche di fatto dominanti nella cultura contemporanea. Alla rigidità di queste intendiamo opporre l’<em>apertura</em> che è propria del dialogo, il quale consente di oltrepassare il limite della <em>doxa, </em>sospinto verso l’<em>episteme</em> proprio dalla luce della coscienza.</p>Morlacchi Editoreit-ITCum-Scientia. Unità nel dialogo2612-4629<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/"><img alt="Licenza Creative Commons" style="border-width:0" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" /></a><br />Quest'opera è distribuita con Licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/">Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale</a>.</p>La percezione e l’oggetto. Riflessioni teoretiche e annotazioni critiche
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<p class="p1"><span class="s1">Abstract</span>: What emerges from the present work, concerning perception and its relation to objective reality, is that the <em>distal stimulus</em> is a highly ambiguous concept, since it is used to refer, on the one hand, to what is inferred starting from the <em>proximal stimulus</em> and, on the other, to so-called objective reality — that is, reality independent of the subject. These two aspects are irreconcilable: if the distal stimulus is the result of an inferential process beginning with the proximal stimulus, then it cannot be regarded as genuinely independent of the subject, and therefore cannot be taken as constituting the <em>real object</em>. If perception is not to be assigned a meaning and value that do not belong to it, then it cannot be considered the foundation on which to build the cognitive process, for the only genuine foundation can only be the philosophical awareness that recognizes the limits of ordinary perceiving as well as of the project of grounding epistemology on perception. This calls for a re-examination of Quine’s project of <em>naturalizing epistemology</em>, since it is precisely the perceptual process, together with the naturalized theories, that must be brought back within the philosophical framework.</p> <p class="p2"><span class="s2">Keywords</span><span class="s3">: proximal stimulus, distal stimulus, real object, naturalization, epistemology.</span></p> <p class="p3"><span class="s1">Riassunto</span>: Ciò che emerge dal presente lavoro, concernente la percezione e il suo rapporto con la realtà oggettiva, è che lo <em>stimolo distale</em> è un concetto decisamente ambiguo, perché con esso si intende indicare, da un lato, ciò che si inferisce a muovere dallo <em>stimolo prossimale</em> e, dall’altro, la cosiddetta realtà oggettiva, cioè la realtà indipendente dal soggetto. I due aspetti indicati sono inconciliabili: se lo stimolo distale è il risultato di un processo inferenziale che prende avvio dallo stimolo prossimale, allora non potrà venire considerato come <em>autenticamente</em> indipendente dal soggetto, così che non potrà venire considerato come tale da configurare l’<em>oggetto</em> <em>reale</em>. Se non si vuole assegnare alla percezione un significato e un valore che non le competono, allora essa non potrà venire considerata il basamento su cui erigere il processo conoscitivo, perché l’unico autentico fondamento non può non essere la consapevolezza filosofica che coglie il limite dell’ordinario percepire nonché del progetto di fondare l’epistemologia sulla percezione. Ciò impone di ridiscutere il progetto di Quine di <em>naturalizzare l’epistemologia</em>, poiché saranno proprio il processo percettivo nonché le teorie naturalizzate che dovranno venire ricondotti all’interno della concezione filosofica.</p> <p class="p4"><span class="s1">Parole chiave</span>: stimolo prossimale, stimolo distale, oggetto reale, naturalizzazione, epistemologia.</p>Aldo StellaPiergiorgio Sensi
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2026-06-192026-06-191115113410.57610/cs.v11i15.632Struttura originaria e metafisica dell’esperienza
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<p class="p1"><span class="s1">Abstract</span>: The essay analyzes the possible ways of establishing metaphysical discourse, starting with the meaning assigned to the predicate “being”. From this starting point, two potential paths for metaphysics emerge: rationalism, centered on a univocal assumption of being, and realism, centered instead on an analogical assumption of being. The study highlights, in particular, how these positions—despite their attempts to safeguard either transcendence or immanence—fall into insurmountable aporias because they initially conceive of being as a univocal predicate that excludes differences. The proposed solution lies in the rediscovery of the invaluable Aristotelian lesson of analogy. This allows for the establishment of a protology that safeguards both the dignity of the finite and the absoluteness of the Foundation, resolving their relationship through the theorem of creation.</p> <p class="p2"><span class="s1">Keywords</span>: univocism, <em>analogia entis</em>, semantization, protology, creation.</p> <p class="p3"><span class="s2">Riassunto</span><span class="s3">: Il saggio analizza i possibili modi di stabilire il discorso metafisico, a partire dal significato assegnato al predicato “essere”. Da questo punto di partenza emergono due potenziali percorsi per la metafisica: il razionalismo, centrato su un’assunzione univoca dell’essere, e il realismo, centrato invece su un’assunzione analogica dell’essere. Lo studio evidenzia, in particolare, come queste posizioni — nonostante i loro tentativi di salvaguardare o la trascendenza o l’immanenza dell’Intero — cadano in aporie insormontabili perché concepiscono inizialmente l’essere come un predicato univoco che esclude le differenze. La soluzione proposta risiede nella riscoperta dell’inestimabile lezione aristotelica dell’analogia. Ciò permette l’istituzione di una protologia che salvaguarda sia la dignità del finito sia l’assolutezza del Fondamento, risolvendo la loro relazione attraverso il teorema della creazione.</span></p> <p class="p4"><span class="s1">Parole chiave</span>: univocismo, <em>analogia entis</em>, semantizzazione, protologia, creazione.</p>Dario Rinaldi
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2026-06-192026-06-191115355410.57610/cs.v11i15.633Spazio e tempo. Entro l’orizzonte di una possibile metafisica in Kant
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<p class="p1"><span class="s1">Abstract</span>: By means of the external sense, space, one of the properties of the spirit, man is able to represent all the objects that are outside of himself; however, it is also thanks to time, which cannot be intuited externally like space, that man acquires an immeasurable value. This happens because temporality, as a form of internal meaning, is not a cognitive function, but the very root of human finitude: man is not static object among object, but a synthetic unity that unfolds in time. In this sense, retracing the path promoted by Kant in the <em>Critique of Pure Reason</em>, one discovers how through the pure a priori intuitions of space and time one arrives at a new metaphysics, different from the previous ones, capable of understanding itself, but also capable of opening up to the anthropological theme. Kantian investigation thus brings about “Copernican revolution” that shifts the center of gravity from being to knowing, where man emerges not as a passive spectator, but as a legislator of nature: he who, through transcendental apperception, confers meaning and order on sensible chaos. Therefore, one will discover that grasping the essence of man means learning first of all how he relates to phenomena/entities, to the way he has of knowing, in his historical existence. Thus, this particularly complex being, which is man, inescapable in his complexity, is entrusted with the task of questioning himself first about things and then about himself, rediscovering himself in a phenomenological horizon. Here, the human essence reveals itself as the “structure of openness”. A being who, in defining the boundaries of his own knowledge, opens up space for his own ethical and historical destiny.</p> <p class="p2"><span class="s1">Keywords</span>: space, time, metaphysics, phenomenology, anthropology.</p> <p class="p3"><span class="s2">Riassunto</span><span class="s3">: Per mezzo del senso esterno, lo spazio, una delle proprietà dello spirito, l’uomo è in grado di rappresentarsi tutti gli oggetti che stanno al di fuori di sé; tuttavia, è anche grazie al tempo, che non può essere intuito esternamente come lo spazio, che l’uomo acquista un valore incommensurabile. Ciò accade in quanto la temporalità, come forma del senso interno, non è solo una funzione conoscitiva, ma la radice stessa della finitudine umana: l’uomo non è un oggetto statico tra gli oggetti, ma un’unità sintetica che si dispiega nel tempo. In questo senso, ripercorrendo il cammino promosso da Kant nella <em>Critica della ragion pura</em> si scopre come attraverso le intuizioni pure a priori di spazio e tempo si giunga ad una nuova metafisica, diversa dalle precedenti, in grado di comprendere se stessa, ma altresì capace di aprirsi alla tematica antropologica. L’indagine kantiana opera così una “rivoluzione copernicana” che sposta il baricentro dall’essere al conoscere, ove l’uomo emerge non come spettatore passivo, ma come legislatore della natura: colui che attraverso l’appercezione trascendentale conferisce senso e ordine al caos sensibile. Pertanto, si scoprirà che cogliere l’essenza dell’uomo significa apprendere innanzitutto come egli si rapporti con i fenomeni/enti, al modo che egli ha di conoscere, nella sua esistenza storica. Sicché, a questo essere particolarmente complesso, che è l’uomo, ineludibile nella sua complessità, viene affidato il compito di interrogarsi dapprima sulle cose e poi su di sé, riscoprendosi entro un orizzonte fenomenologico. Qui, l’essenza umana si rivela come una “struttura di apertura”. Un essere che, nel delimitare i confini del proprio sapere apre lo spazio per la propria destinazione etica e storica.</span></p> <p class="p4"><span class="s1">Parole chiave</span>: spazio, tempo, metafisica, fenomenologia, antropologia.</p>Myriam Garaguso
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2026-06-192026-06-191115557210.57610/cs.v11i15.634Riccardo Manzotti, Sono libero, o non sono, Liberilibri, Macerata, 2025
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<p class="p1"><span class="s1">Abstract</span>: “Sono libero, o non sono” is a rebuke to the apathy of an asphyxiating culture and a society that seems to have exchanged the glory of existence for the security of survival. Life, Manzotti emphasizes, is not a function to be maximized, but an art form to be realized. A practice of freedom in which the subject makes and exposes himself, assuming the risk of choice as a condition of his own being.</p> <p class="p2"><span class="s1">Keywords</span>: freedom, choise, MOI, scientism, artificial intelligence, glory.</p> <p class="p3"><span class="s1">Riassunto</span>: “Sono libero, o non sono” è una scossa contro l’apatia di una cultura asfittica e contro una società che sembra aver scambiato la gloria dell’esistere con la sicurezza del sopravvivere. La vita, sottolinea Manzotti, non è una funzione da massimizzare, ma una forma d’arte da realizzare. Una pratica di libertà in cui il soggetto si fa e si (es)pone, assumendo il rischio della scelta come condizione del proprio essere.</p> <p class="p4"><span class="s1">Parole chiave</span>: libertà, scelta, MOI, scientismo, intelligenza artificiale, gloria.</p>Federica De Felice
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2026-06-192026-06-191115758810.57610/cs.v11i15.635