Digital labour: aprire la scatola nera delle piattaforme digitali

Autori

  • Attila Bruni

DOI:

https://doi.org/10.53145/indiscipline.v1i2.56

Parole chiave:

digital labour, piattaforme digitali, micro-lavoro

Abstract

Seppure recente e ancora in via di sviluppo, il dibattito sulle piattaforme digitali ha già vissuto due diverse ondate interpretative. In una prima ondata, le piattaforme digitali si associano a termini quali “beni comuni”, “cooperazione”, “liberazione dal lavoro”, “democrazia”, “innovazione dal basso”, “post-capitalismo” e, soprattutto, “sharing economy”. In altre parole, le piattaforme vengono interpretate quali strumenti utili al perseguimento di quegli ideali di condivisione e libertà da cui internet stesso proviene e che in tempi passati avevano trovato nel software libero e nell’“etica hacker” il loro principale riferimento. Questa prima ondata si situa agli albori del web 2.0, quando la possibilità data agli utenti di interagire con la rete in modo attivo (personalizzando alcuni spazi, caricando contenuti e condividendoli) sembrava fornire la possibilità concreta di liberare e facilitare la circolazione di informazioni e conoscenze. 

Biografia autore

Attila Bruni

Attila Bruni è professore associato presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, dove insegna Sociologia dell’Organizzazione e Sociologia dei Fenomeni Tecnologici

Riferimenti bibliografici

Antonio Casilli, “Schiavi del clic”. Perché lavoriamo tutti per il nuovo capitalismo?, Feltrinelli, Milano 2020

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Pubblicato

2021-11-18

Fascicolo

Sezione

Sezione monografica - Recensioni