L’impostura come dispositivo emotivo: uno sguardo sociologico sul desiderio di credere
DOI:
https://doi.org/10.57611/qts.v5i1-2.577Abstract
“Impostori. Storie di inganni e autoinganni” si inserisce nel solco tracciato da Gabriella Turnaturi con le sue opere precedenti, nell’analisi dei comportamenti intimi e relazionali che mettono in risalto il ruolo fondativo della fiducia sociale, come le culture emozionali, le maschere della civiltà, e per antitesi i tradimenti. In “Tradimenti. L’imprevedibilità nelle relazioni umane” (2000), Turnaturi aveva esplorato il tradimento al di là di uno sguardo morale, come dispositivo culturale e relazionale, capace di svelare le contraddizioni dei legami sociali. Il tradimento, come l’impostura, rompendo la norma della lealtà, infrange un patto emotivo, mette a nudo la vulnerabilità delle relazioni e la loro necessaria ambivalenza. In “Tradimenti”, la sociologa mostrava come la violazione del patto affettivo fosse vissuta e narrata in modi profondamente diversi secondo epoche e contesti culturali, e sempre con una potente funzione emotiva. Ritroviamo questa stessa sensibilità in “Impostori”, dove l’inganno non è valutato eticamente, ma emotivamente e culturalmente.
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