Lo Stato e il suo pensiero. L’approccio teorico di Sayad attraverso e oltre la migrazione

Autori

DOI:

https://doi.org/10.57611/qts.v5i1.643

Parole chiave:

State thought, domination, Sayad

Abstract

This article examines Abdelmalek Sayad’s theoretical and epistemological contributions to the sociological debate, highlighting how his work transcends the study of migratory mobility to illuminate the functioning of the State and its mechanisms of domination. Sayad conceptualizes migration as a total social fact and critiques conventional approaches that reduce migration to labour mobility or isolated social problems. These readings of migration reveal a partial and simplified view of the phenomenon, shaped by the needs of the receiving society. Starting from this contradiction, the Algerian author highlights how everyday discourses about migration mask ethnocentric intentions and reproduce asymmetries rooted in global hierarchies and colonial legacies. Within this framework, Sayad develops a profound analysis of the State and its sociogenesis. The State, through the incorporation of its thought into social agents, naturalises the distinction between nationals and non-nationals on which its very existence is founded, constructing boundaries that are simultaneously symbolic and material. Sayad shows how migration is a privileged lens for revealing the assumptions on which the contemporary political community embodied by the State rests and offers fruitful and still unexplored avenues of research. Building on Sayad’s legacy, the contributions in this and in the next issue of Quaderni di Teoria Sociale extend his insights to historical colonialism, legal theory, and the management of urban space, showing how migration reveals the State’s power asymmetries, social hierarchies, and the persistent production of internal strangers.

Biografie autore

Andrea Calabretta, Università di Padova

Andrea Calabretta è assegnista di ricerca presso l’Università di Padova dove ha discusso nel 2023 una tesi di dottorato sulle relazioni transnazionali tra i migranti tunisini in Italia e il Paese di origine. La tesi, in cui legge la transnazionalità migratoria attraverso la teoria di Bourdieu, ha ispirato la monografia Towards transnationality as practice [Routledge, 2026]. Ha pubblicato numerosi articoli muovendosi a cavallo tra studi migratori e teoria sociale, con particolare attenzione ad autori quali Bourdieu [RIS], Elias [Cambio] e Sayad [REMHU, Italian sociological review]. I suoi interessi di ricerca includono le traiettorie biografiche dei discendenti dei migranti, la costruzione identitaria dei migranti e dei loro discendenti, l’Islam europeo e i processi di inclusione ed esclusione civica e sociale.

Marianna Ragone, Università Roma Tre

Marianna Ragone ha un dottorato di ricerca in Teoria e Ricerca Sociale ed Educativa presso l’Università Roma Tre. Il suo lavoro si concentra principalmente su studi migratori, processi di razzializzazione, disuguaglianze sociali e urbane [Edizioni Bordeaux], con particolare enfasi sulla produzione coloniale dello spazio urbano europeo. Le sue ricerche hanno esplorato sia il contesto del Sud Italia — con un’analisi sull’allontanamento dallo spazio pubblico dei lavoratori e delle lavoratrici ambulanti senegalesi e bangladesi a Salerno [Ombre Corte, Sociologia Urbana e Rurale] — sia quello di Marsiglia, nel sud della Francia. In quest’ultimo caso ha indagato, attraverso il prisma teorico di A. Sayad, come la razzializzazione e il colonialismo producano un tipo specifico di spazio urbano [Italian Sociological Review] caratterizzato da precarietà abitativa, violenze poliziesche e pratiche spaziali strutturate e strutturanti che riproducono il processo stesso di razzializzazione.

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Pubblicato

2026-06-29