Mamdami, nel cuore di tenebra della stupidità o finalmente fuori?

Autori

  • Tito Vagni Universitas Mercatorum

Parole chiave:

Conoscenza, protocolli, immaginazione

Abstract

C’è una parola che si fa largo nel profluvio di tentativi di azzeccare la definizione di un momento politico e sociale che non è ancora del tutto intellegibile: stupidità. Ne ha scritto William Davies in Stupidology. The outsourcing of judgment, pubblicato nell’autunno del 2025 sulla rivista n+1. La stupidità di cui scrive Davies è una intelligenza ridotta a mero calcolo, condizione tipica della società contemporanea, che si pensa intelligentissima per via di tecnologie che, dal computer agli algoritmi, consentono di misurare, registrare, archiviare, produrre in maniera artificiale. Ogni forma di stupidità sembrerebbe con le spalle al muro, bandita, anzi impensabile; eppure, di fronte a questa inedita possibilità computazionale, molte azioni politiche continuano ad apparire stupide. La risposta a cui giunge Davies è in realtà una domanda, che potrebbe suonare più o meno così: siamo sicuri che la potenza matematica di cui disponiamo rappresenti una vera forma di intelligenza? La risposta è no. La potenza numerica si rivela meno intelligente del previsto, cioè meno capace di capire, perché preferendo i numeri alle parole, anzi trasformando le parole in numeri, finisce per appaltare meccanicamente la conoscenza a protocolli di raccolta e analisi dei dati, per loro natura impersonali, anche se usati da persone in carne e ossa: “Una volta quantificato tutto, fino ai nano-dettagli, non è necessaria nemmeno la misurazione, solo il riconoscimento algoritmico di pattern”. Per Davies, la piattaformizzazione della vita umana implica che ogni azione sociale, ogni parola, ogni gesto, in quanto essenza datificata, abbia pari valore. In questo passaggio emerge la critica ai modi contemporanei di conoscere fondati sulla formalizzazione e sulla correlazione, nei quali la conoscenza non coincide più con la comprensione, ma con la capacità di individuare regolarità statistiche. Il problema, però, non è l’uso dei numeri in sé, bensì la loro esoterica sacralizzazione e la loro trans-mutazione in surrogati del pensiero. Stupido non è quindi il gesto irrazionale, ma la (presunta) razionalizzazione radicale che ha intrapreso una violenta lotta contro l’immaginazione.

Biografia autore

Tito Vagni, Universitas Mercatorum

Tito Vagni è professore associato presso Universitas Mercatorum, dove insegna Sociologia della cultura e dei media

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Pubblicato

2026-03-12

Fascicolo

Sezione

Sezione monografica