Sulla rivista

La rivista vuole essere espressione di libertà scientifica. Libertà da cosa? In prima battuta dai processi di valutazione, anche se non dalla valutazione in quanto tale, in primo luogo quella dei nostri lettori. Il gruppo di coordinamento e, se necessario, quello dei collaboratori si incaricheranno di valutare i materiali raccolti. Intenzionalmente, non ci siamo dati comitato scientifico ed editoriale. Il nome sottolinea l’intenzione di uscire dai reticoli organizzativi divenuti tipici delle riviste accademiche e dalle metodologie della loro classificazione, che spesso rendono complicate le procedure e periferico il ruolo delle redazioni e dei consigli scientifici. Speriamo di fare un buon lavoro, onesto, intelligente e anche un po’ provocatorio. Ma, detto in estrema sintesi, non ci interessa la logica corrente dell’eccellenza. 

In secondo luogo, libertà dai confini disciplinari. La nostra è una rivista semestrale open access di scienze sociali: il concetto è sufficientemente chiaro da non richiedere, per lo meno in un editoriale, dotte disquisizioni. Saremo ben felici di recensire lavori interdisciplinari, che si muovono ai confini dei saperi; lavori diversamente orientati – dal punto di vista degli approcci e dei paradigmi scientifici e culturali – che affrontano i medesimi problemi; oppure, più semplicemente, lavori disciplinari che portano contributi importanti alla conoscenza della realtà sociale. 

Ultimo numero

V. 3 N. 2 (2023): indiscipline
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Ri-comprendere i media, al tempo della Rete e del digitale. Perché le piattaforme “sono un campo di battaglia in cui si riproducono continuamente valori, estetiche e visioni politiche”; con esse, gli ambienti individuali e collettivi in cui conduciamo le nostre esistenze, le relazioni interumane, le forme della partecipazione e della sfera pubblica. Note e recensioni della sezione monografica che apre il fascicolo discutono lavori recenti sul nuovo capitalismo delle piattaforme, o capitalismo digitale, analizzando la concentrazione di potere economico, infrastrutturale e politico-culturale che le piattaforme producono; ma anche lo spazio che potenzialmente aprono a forme di innovazione ed emancipazione. Nell’uno e nell’altro caso, esse costituiscono una sfida per le dinamiche della democrazia. La sezione non trascura la persistente centralità, pur in un ecosistema informativo enormemente cambiato e caratterizzato da nuove forme di convergenza con il digitale, dei media analogici come strumenti per la produzione di auto-narrazioni, di propaganda, di spettacolo politico, di azione pastorale. 

Pubblicato: 2023-10-18

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