Frammenti dopo Auschwitz: l’umanesimo ferito e la sfida del pensiero contemporaneo
Parole chiave:
Nazionalsocialismo, etica, questione del male, modernitàAbstract
L’attuale panorama editoriale e storiografico offre un’analisi del nazionalsocialismo legata a una ritualizzazione ideologica di alcune date, seppur significative, che si ripetono costantemente in maniera sterile, senza offrire spazi autentici di riflessione. Proprio da questa esigenza – ossia il superamento della retorica della Giornata della Memoria fine a sé stessa – nasce il libro di Aurora Guzzetti, un testo che approccia il fenomeno non solo come evento storico, bensì “come logico – seppur, fortunatamente, non necessario –” (p. 232) esito culturale, esistenziale e spirituale della crisi moderna. La secolarizzazione conseguente all’affermarsi del secolo del Lumi, del progresso e della ragione portò difatti allo sfaldamento di quella relazione primaria che funge da motore esistenziale per l’essere umano: l’altro da Sé, da “possibilità di rivelazione autentica dell’essere” (p. 12) e “rivelazione della trascendenza” (p. 225), diviene ora un nemico mortale, giurato, da eliminare con qualunque mezzo disponibile e senza la minima pietà. La Società perde così la sua intrinseca funzionalità di tutela, tanto da divenire escludente, razzista e ghettizzante. L’autrice, in un passo particolarmente interessante, scrive: “la Gesellschaft (società) nazista, intesa secondo la distinzione operata da Tönnies, impernia la propria prosperità sulla società escludente di coloro i quali ‘condividono suolo, sangue e lingua’: i diritti umani, essendo concepiti come naturale prosecuzione dei diritti naturali, vengono garantiti ai soli individui ascrivibili alla Nazione tedesca; di fatto chi non nasce cittadino, chi non possiede la nazionalità, è come se non fosse nemmeno umano” (p. 142).
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